di Sandra Caeiro, Ulisses M. Azeiteiro, Fernando Gonçalves, Fernando Morgado, Mario J. Pereira, Rui Leal
Si è tenuto in Portogallo il Primo Congresso mondiale di educazione ambientale. Un’iniziativa della “società civile” per sviluppare la ricerca, il dibattito, l’iniziativa. Partecipanti da tutti continenti, discusso un arco molto ampio di temi. I prossimi a Rio de Janeiro (2004) e a Torino (2005).
Il primo World Environmental Education Congress (WEEC), tenutosi a Espinho, in Portogallo, dal 21 al 24 maggio 2003, ha riunito trecento partecipanti da 40 Paesi di tutti i continenti, offrendo una base internazionale a educatori, scienziati, ricercatori, studenti, politici, tecnici, attivisti, operatori dei mass media e insegnanti per presentare e dibattere i temi chiave dell’Educazione ambientale (EA) a livello mondiale. Nei quattro giorni del congresso ci sono state 273 presentazioni tra interventi orali (109) e poster (164), su temi riguardanti i diversi campi di competenza o di interesse. Le presentazioni erano organizzate in nove temi principali e altrettante sessioni, ciascuna delle quali aperta da un relatore incaricato di offrire alcuni approfondimenti e riflessioni, su: 1) politiche dell’ambiente ed educazione; 2) EA, mass media e comunicazione; 3) impegno ambientale e cittadinanza; 4) EA e attività locali; 5) EA e agricoltura sostenibile e turismo; 6) EA ed economia e sostenibilità; 7) EA e comunicazione; 8) azioni di EA: valutazione e tecniche; 9) formazione degli insegnanti. Inoltre, in parallelo alle presentazioni orali e ai poster si sono tenuti cinque workshops che hanno coinvolto in tutto 150 partecipanti. I workshops, basati su studi di caso, erano guidati da esperti con differenti backgrounds provenienti da vari Paesi. Questi i temi: 1) EA e gestione dei rifiuti; 2) ruolo dei materiali didattici nello sviluppo dell’apprendimento ambientale; 3) EA e salute; 4) valutazione dei programmi di EA; 5) realizzare programmi efficaci di educazione e informazione ambientale: come possiamo migliorare le nostre possibilità di successo. Lo sviluppo dell’EA a livello mondiale può essere descritto come un processo di crescita organica con diverse diramazioni e continui nuovi input da parte di attori e portatori di interesse differenti, dai singoli ai gruppi e alle istituzioni: ONG, scuole, università, autorità locali e centrali, politici e decisori, mass media, persone d’affari, imprese, organizzazioni e istituzioni internazionali, ecc. Il 1° WEEC era destinato ad avere un profilo aperto, per aiutare promuovere contatti tra i diversi diretti interessati emersi nell’EA e nei campi correlati negli ultimi decenni, contribuendo così ad una migliore comprensione e comunicazione tra loro. E ciò, da un lato, in considerazione della diversità di backgrounds e di campi di interesse dei partecipanti, dall’altro della diversità e ricchezza delle presentazioni, che spaziavano da approcci accademici fino agli empirici, dalla ricerca teorica alla applicata, dall’indagine filosofica, epistemologica, socio-psicologica, politica ed etica alle questioni più pratiche, tecniche e concrete, dagli approcci top down a quelli bottom up, da quelli digitali a quelli manuali. E con presentazione e discussione di numerosi studi di caso e lavori sul campo da vari Paesi.
Necessità di un nuovo paradigma Una tassonomia dell’EA si presenta sotto forma di fasi. Possiamo identificare una prima generazione dell’EA (a partire dagli anni ’70 e ’80, secondo i paesi/continenti), inizialmente di tipo più militante e informale, come risultato di iniziative diffuse e non sistematiche dovute all’intuizione e alla volontà di pochi, soprattutto educatori, ONG e alcune istituzioni pubbliche. Successivamente, troviamo una EA di seconda generazione (dall’inizio degli anni ’90 fino al principio degli anni 2000), più fondata scientificamente, istituzionalizzata, professionale e formale, gradualmente integrata, regolata e concertata a livello nazionale e internazionale, impegnata nello sviluppo sostenibile, che ora coinvolge governi, comunità locali, scuole, università, ONG, istituzioni pubbliche e imprese private, a livello nazionale e internazionale. In questo primo WEEC è emersa la necessità di un nuovo paradigma di EA, presumibilmente più multi e interdisciplinare, capace di fare i conti con la complessità e l’incertezza di un mondo non solo naturale ma culturale e umano. È chiaro che è in corso una transizione da un certo predominio e ruolo guida nell’EA delle scienze naturali e ambientali verso una crescente influenza e un apporto delle scienze umane e sociali, auspicabile e vitale per questo campo: filosofia, sociologia, psicologia, etologia umana, antropologia, diritto, scienze economiche e politiche, scienze dell’educazione, scienze della comunicazione. Una transizione che sottolinea così l’importanza e il bisogno di approcci nei campi ambientali basati su un lavoro di squadra multidisciplinare.
L’importanza della comunicazione Le riconosciuta importanza e la crescente attenzione date alle questioni della comunicazione tra gli interessati all’EA è stata centrale in questo primo Congresso e ha attraversato tutti i temi di lavoro. Tra i principali argomenti discussi: le strategie di comunicazione e le relazioni degli interessati con differenti pubblici e mas media, la produzione, comunicazione e la padronanza della conoscenza scientifica, il ruolo della comunicazione all’interno dei processi decisionali, la crescente influenza dei mass media, l’influenza e la potenzialità delle nuove tecnologie dell’informazione, la necessità di considerare gli aspetti socio-psicologici individuali e collettivi e la crescente rilevanza del contributo delle scienze della comunicazione. Un’interessante considerazione è il noto passaggio da strategie comunicative basate sul problema ad approcci orientati alla soluzione, che può offrire alternative e motivare le persone in senso più positivo. La diversità di backgrounds, di percezioni, di interessi e di linguaggi della miriade di attori presenti nella Torre di Babele dell’EA può essere vista come uno dei suoi punti di forza per la ricchezza e la molteplicità di risposte che consente. Ma questa diversità può essere vista anche come una debolezza, se conduce a fraintendimenti, assimilazione superficiale di concetti, uso disinvolto di informazioni e, quindi, sviluppo di pratiche discutibili, a volte anche di atteggiamenti radicali, che creano disturbo nella comunicazione. L’EA può essere vista come un concetto-ombrello sotto il quale trovano riparo diversi concetti, attività e processi correlati: educazione ambientale, formazione, comunicazione, consapevolezza, etica e valori ambientali, cambiamento del comportamento, impegno e cittadinanza ambientale, informazione e dati ambientali, risorse, ecc. Spesso questi termini sono stati usati come un tutto indifferenziato o dati per universalmente chiari. Nel corso del Congresso è emersa con una certa evidenza la necessità di discutere, chiarire, aggiornare e guadagnare una più ampia base di consenso su alcuni di questi concetti chiave e di pratiche, per portare una certa accuratezza e rafforzare la qualità del lavoro e della comunicazione in questo campo. Uno di questi concetti chiave centrali per l’EA è ovviamente lo sviluppo sostenibile. L’educazione per lo sviluppo sostenibile (EfSD), o educazione per la sostenibilità (EfS) è la tendenza attuale. Ma il concetto di sostenibilità e le pratiche collegate sono ancora in via di evoluzione e non sono né universalmente compresi né applicati. C’è così la necessità di discutere, chiarire e creare una base comune di lavoro intorno a questa nuova forza guida che ispira l’azione ambientale contemporanea, spesso come abusata e magica etichetta. Le risorse dell’EA sono state un altro significativo tema presentato e discusso al Congresso, e che hanno rispecchiato la diversità di approcci e i considerevoli investimenti fatti in questo campo. Questi vanno dalle risorse naturali alle virtuali, dall’apprendimento sul posto a quello a distanza e all’e-lerning, dagli ecosistemi naturali e dalle aree protette ai parchi e alle strutture urbane, dai centri di documentazione ai data base, da Internet ai network tematici, dalle discipline esistenti allo sviluppo di nuove materie e di nuovi materiali didattici, insieme a nuove risorse economiche e strumenti e alla costruzione di partenariati. Senza dimenticare la creatività come una delle risorse più fondamentali, universali e rinnovabili che si possano usare.
Temi trasversali Il primo WEEC indubbiamente ha dato una buona dimostrazione dell’arco di argomenti e di interessati nel campo dell’EA e dell’EfSD, con la diversità e ricchezza di approcci e problemi che inevitabilmente comportano la natura umana e il mondo e l’epoca in cui viviamo. Il quadro dei temi definito per l’organizzazione, l’analisi e la discussione in questo primo Congresso non dovrebbe impedire la necessaria visione e comprensione sistemica e integrata dell’EA. Molti temi sono orizzontali e comuni ai diversi campi di azione e di ricerca, o sono inevitabilmente interconnessi e complementari e riguardano pertanto tutti gli attori. Argomenti come la partecipazione pubblica e il coinvolgimento delle comunità locali, l’attenzione alla diversità, ai bisogni, alle priorità locali/della comunità, la produzione di e l’acceso alla informazione, la comunicazione tra gli interessati, la necessità di una politica e di regole per l’ambiente integrate, la necessità di una politica nazionale di EA e di un aggiornamento dei curricoli dalla primaria fino all’università, all’educazione degli adulti e alla formazione professionale, la necessità di un cambiamento della cultura politica e istituzionale, i problemi deontologici ed etici, l’importanza della valutazione e della ricerca sono tutti temi apparsi come rilevanti nel corso nella maggior parte delle sessioni tematiche del Congresso (vedi le schede sulle sessioni tematiche). Una menzione speciale deve essere riservata, in particolare, alla necessità di consapevolezza ambientale e di formazione per i politici e per gli altri decisori. Diverse preoccupazioni e priorità attuali nell’EA sono le stesse definite anni fa. Questo conferma la necessità di capire e accettare quanto questa auspicata transizione verso un, presumibilmente, nuovo paradigma sostenibile sia un processo complesso e graduale. Lungi dall’essere un déjà vu, alcuni di queste preoccupazioni e dei temi chiave sono stati qui chiariti ancora una volta in quanto ovviamente hanno bisogno di essere ancora seguiti e trattati. Una di queste alte priorità è la condivisa necessità di politiche e regole ambientali nazionali a tutti i livelli di attività, sostenendo e aumentando la coerenza sociale, economica e politica delle iniziative di EA sulla via di uno sviluppo sostenibile e di culture consapevoli dal punto di vista ambientale. Piani e politiche di EA sono stati gradualmente definiti e realizzati in diversi Paesi nell’ultimo decennio, ma molto rimane da fare, in particolare per quanto concerne la “governance” e il cambiamento e la modernizzazione istituzionali in direzione di politiche e di una gestione integrate. Questo inevitabile bilanciamento dell’EA in passato consente di riconoscere che benché ci sia stata una evoluzione positiva in diversi campi nella maggior parte dei Paesi, diverse attese e priorità definite in passato devono ancora essere soddisfatte, sia che si tratti di orientamenti nazionali sia che si tratti di orientamenti internazionali (risultanti da conferenze come, ad esempio, Belgrado 1975, Tbilisi 1977, Mosca 1987, Rio de Janeiro 1992, Johannesburg 2002, Gent 2002).
Verso il futuro Questo iato tra teoria e pratica accresce la necessità di comprendere meglio le ragioni che stanno alla base dell’apprendere dalle esperienze del passato per sviluppare l’EA nel futuro, aprendo la via alla ricerca, alla valutazione e al dibattito in questo campo. Il 1° WEEC ha voluto essere la prima tappa di un’iniziativa della società civile che consentisse una futura continua osservazione dell’EA a livello mondiale, aiutando anche la preparazione e monitorando l’imminente Decennio internazionale dell’educazione per uno sviluppo sostenibile (2005-2014) promossa dall’UNESCO, di fronte alle trasformazioni scientifiche, socio-culturali, politiche, economiche e tecnologiche. Questa intenzione sembra andata a buon fine, a giudicare dalle proposte di organizzare e ospitare i prossimi cinque WEEC nei prossimi anni, che sono state accettate e annunciate a Espino nel corso questo primo Congresso. In una prima fase la continuità sarà assicurata su base annuale, quindi ogni due anni, secondo il seguente programma: ¨ 2004 – 2° WEEC a Rio de Janeiro, Brasile; ¨ 2005 – 3° WEEC a Torino, Italia; ¨ 2007 – 4° WEEC in Africa; ¨ 2009 – 5° WEEC in Canada.
Ciò consente la creazione di una base che potrebbe portare alla nascita di una futura “Società mondiale di educazione ambientale”, un forum per sviluppare e concertare strategie, metodologie e linee guida a livello mondiale, soprattutto nella realizzazione di Agende 21 locali. Il raggiungimento di questi obiettivi dipende dalla costruzione di una rete di scienziati, educatori, decisori, politici, tecnici e ONG, che riunirà l’informazione e promuoverà formazione ed educazione.
Ringraziamenti
L’articolo si basa sulle conclusioni del 1WEEC, di cui Sandra Caeiro e Rui Leal sono stati gli estensori. Un gruppo di volontari vi ha lavorato, come segue. Coordinamento: Rui Leal1, Sandra Caeiro2 Versione finale: Rui Leal, Sandra Caeiro, Paula Nicolau3, Paula Martinho4, Cristina Baptista5, Mark Alderweireldt6, Joe Heimlich7 Reporting: Catarina Marques8, Cristina Baptista, Mark Alderweireldt, Paula Martinho, Paula Nicolau, Rui Leal, Ruth Pereira9, Sandra Caeiro, Vladimir Russo10 |