Home | Seleziona la lingua | Contatti    
 
3rd WEEC
 
 
Cerca
Iscriviti alla newsletter  
Scarica il banner  
 
 
 
Il problema ambientale e la risposta educativa
da: .eco l'educazione sostenibile 09/2003

di U.M. Azeiteiro, A. Fernandes, F. Gonçalves, M.J. Pereira

Le molteplici iniziative della scuola in favore dell’ambiente sono un segnale di un nuovo equilibrio tra il concetto passivo di insegnamento e la concezione dinamica (OCDE, 1991).
L’educazione ambientale è un processo di riconoscimento di valori e concetti chiarificatori che promuovono nell’essere umano l’acquisizione di capacità, comportamenti e attitudini necessarie a comprendere e apprezzare le relazioni di interdipendenza tra l’uomo, il suo spazio culturale e l’ambiente.
In questo preciso momento storico non è però sufficiente parlare di educazione ambientale; si deve promuoverla e sostenerla.

La risposta educativa alle preoccupazioni ambientali
La coscienza ambientale che si è sviluppata nelle ultime decadi del XX secolo ha fatto sorgere un gran numero di interrogativi rispetto alla definizione delle strategie educative. Lo sviluppo della coscienza ambientale deve essere parte integrante della formazione della cittadinanza attiva e dei giovani, aumentando le preoccupazioni rispetto alle problematiche ambientali.
L’educazione ambientale si inserisce in questo processo perché ha come principale obiettivo la formazione della cittadinanza attiva e dei giovani. La nascita dell’educazione ambientale è il risultato di ampie modificazioni demografiche e dello sfruttamento di risorse connesso all’incalzante sviluppo tecnologico; la sua crescita e notorietà vanno ascritte sia alla promozione di approcci educativi, sia al sempre crescente interesse rivolto alla componente umana all’interno degli ecosistemi.
Nel 1980 l’IUCN (Unione Internazionale per la conservazione della natura e le risorse naturali) fece un importante passo verso lo sviluppo delle strategie e le idee dell’educazione ambientale, quando delineò le strategie internazionali di conservazione basate su tre requisiti: il mantenimento dei sistemi di vita; la preservazione della diversità genetica (estesa agli habitat e le specie: mantenimento della biodiversità); l’uso sostenibile delle risorse.
Nell’attenersi a queste strategie l’educazione ambientale veniva sollecitata ad avere un approccio maggiormente propositivo, cioè cercare di prevenire i problemi futuri invece di cercare una soluzione del presente e accrescere l’idea della conservazione, attraverso il concetto dello sviluppo sostenibile. Questa prospettiva avrà implicazioni anche nell’educazione perché l’approccio propositivo genera una prospettiva preventiva e favorisce il coinvolgimento degli scienziati sociali nelle problematiche di educazione ambientale.

L’equilibrio della sostenibilità
Relativamente alla crescita dell’idea di sviluppo sostenibile, è importante che gli educatori sappiano esattamente cos’è e che siano sicuri di cosa insegnano. Ciò non è stato finora possibile in quanto tutto quello che è stato scritto circa lo sviluppo sostenibile non gode del consenso né delle comunità scientifiche né del pubblico in generale, in particolar modo rispetto al concetto di sostenibilità. Questa ambiguità ha recato con sé una serie di questioni di ordine politico, filosofico e tecnico che, allo stato attuale, rimangono insolute.
Quindi, sebbene i responsabili per le questioni ambientali riconoscano l’importanza dell’educazione per disseminare dubbi e stimolare riflessioni, nonché per individuare strategie per modificare la mentalità e le attitudini, essi passano la responsabilità ad altri, dando più l’idea di giocare a ping-pong che di lavorare per il nostro futuro.

L’educazione per l’ambiente
L’educazione ambientale, così come altri tipi di approcci connessi con la formazione civica dell’individuo o con il suo con lo sviluppo personale e sociale, presenta caratteristiche, obiettivi e finalità e un contesto assolutamente specifico.
Nell’ambito del Congresso di Stoccolma, promosso dall’UNESCO nel 1972, l’educazione ambientale venne definita come “un processo che serve a formare una popolazione cosciente e preoccupata per l’ambiente e per i problemi che lo concernono, una popolazione che ha la conoscenza, le competenze, l’attitudine mentale, le motivazioni, il senso di partecipazione e il coinvolgimento che permette di lavorare collettivamente e individualmente per risolvere i problemi attuali e prevenire la ripetizione degli stessi” (UNESCO in Jordan e Souchon, 1976). Ma, seguendo gli stessi autori, era nel 1970, sempre a Stoccolma, che l’UNESCO stabilì il primo segnale di allarme rispetto all’ambiente, aprendo la strada alla discussione di queste questioni e successivamente all’idea di un’educazione ambientale.
Nel 1975, la Conferenza di Helsinki chiamò alla cooperazione nella risoluzione dei problemi generati dall’ambiente in Europa. Nello stesso anno si redasse il Documento di Belgrado, in cui per la prima volta, venivano definiti gli obiettivi dell’educazione ambientale. Veniva anche definito il concetto base di educazione ambientale: “per formare una popolazione cosciente e preoccupata per l’ambiente e per i problemi che lo concernono, una popolazione che ha la conoscenza, le competenze, l’attitudine mentale, le motivazioni, il senso di partecipazione e il coinvolgimento che permette di lavorare collettivamente e individualmente per risolvere i problemi attuali e prevenire che si ripetano in futuro”. Questo documento elenca prospettive, obiettivi, finalità, concetti chiave e principi guida dell’educazione ambientale.
Al Documento di Belgrado seguì, nel 1977, la prima conferenza di educazione ambientale, realizzata a Tblisi, nella ex-Urss, e organizzata dall’UNESCO, in cui erano rappresentati 66 paesi membri. La conferenze elaborò un gruppo di raccomandazioni per un’ampia implementazione dell’ea per l’insegnamento formale e informale. Questo evento fondamentale e le pubblicazioni che seguirono continuarono questo processo di sviluppo dell’educazione ambientale così come la conosciamo oggi.
Nel 1980 si lanciò l’International Conservation Strathegy in un documento che trattava la conservazione e l’educazione ambientale in un’ottica globale. Si sottolineava l’importanza della conservazione delle risorse attraverso uno sviluppo sostenibile e il concetto che la conservazione e lo sviluppo sono elementi interdipendenti.
Questa strategia internazionale conteneva un capitolo riguardante l’educazione ambientale nel quale stava scritto “in ultima analisi il comportamento delle società in relazione alla biosfera deve essere trasformato se si vogliono raggiungere gli obiettivi della conservazione… l’obiettivo a lungo termine dell’educazione ambientale è di fondare o rinforzare attitudini e comportamenti compatibili con una nuova etica”(IUCN, 1980).
Nel giugno del 1983 la Dichiarazione di Vienna considerò il tema dell’ambiente e dell’educazione per l’ambiente: “Conformemente con numerose raccomandazioni internazionali, è stato possibile realizzare dell’educazione in materia di ambiente considerandola un principio pedagogico applicabile a molteplici discipline che vengono insegnate nelle scuole, e con riflessi assolutamente pratici. Ma in diversi paesi europei si nota una tendenza a limitare l’educazione in ambito ambientale a quelle discipline che hanno a che fare con la biologia, dove però il rischio di restringerla a problemi che riguardano la sola sicurezza ambientale è maggiore. L’educazione scolastica, in materia ambientale, dovrebbe anche abbracciare discipline come l’arte, la letteratura, la filosofia, la religione, l’economia, la sociologia e la geografia” (OCDE, 1991).
Nel 1988 l’European Community Council e i ministri dell’educazione adottarono una risoluzione sull’educazione per l’ambiente. Anche qui si evocava il collegamento tra condizioni ambientali e attività economiche, sottolineando l’importanza che le preoccupazioni collegate all’ambiente debbano essere considerate nell’ottica della politica e nell’ottica delle popolazioni.
Da un punto di vista internazionale questa risoluzione ha elaborato uno scambio di informazioni sui concetti associati all’educazione per l’ambiente e alle misure necessarie per metterlo in pratica. E stabilisce come principale obiettivo dell’educazione per l’ambiente la sensibilizzazione del pubblico per i problemi ambientali e le soluzioni connesse; allo stesso tempo getta le basi un’attiva partecipazione dei cittadini nella protezione dell’ambiente e un uso razionale delle risorse naturali.
Nel 1989 in occasione del decimo anniversario della conferenza di Tblisi, venne organizzata dall’UNESCO una nuova conferenza a Mosca. Vennero trattate molteplici questioni, conducendo a numerose deliberazioni ufficiali, inclusa l’importanza vitale riconosciuta all’educazione ambientale.

Rio 1992, nasce l’Agenda 21
L’Earth Summit ebbe luogo a Rio de Janeiro nel giugno del 1992, vedendo la partecipazione di più di 100 stati e governi sovrani, di ministri come di delegati provenienti da tutto il mondo. Allo stesso tempo si realizzò il Global Forum che coinvolse rappresentanti di numerosissimi gruppi di interesse e ONG, così come una lunga serie di ricercatori, realizzando comunicazioni, esposizioni, seminari e laboratori che coprivano un ampio spettro di tematiche ambientali.
Nell’ambito dell’Earth Summit vennero ratificati numerosi documenti che rappresentavano un processo di interpretazione, risposta e implementazione degli accordi e delle raccomandazioni delineate nell’intento di cambiare il futuro del pianeta Terra.
L’accordo principale di Rio è conosciuto come Agenda 21, un programma di azioni ad ampio spettro che stabilisce che cosa le nazioni debbano fare per raggiungere uno sviluppo sostenibile nel XX secolo. I quaranta capitoli presenti in Agenda 21 coprono questioni ambientali importantissime come la povertà, i rifiuti tossici, i cambiamenti climatici e la desertificazione. In molti capitoli dell’Agenda 21 si introducono temi che determinano ripercussioni nell’ambito dell’educazione ambientale, in particolare il capitolo 25 (i bambini, i giovani e lo sviluppo sostenibile) e il capitolo 36 (promuovere l’educazione, la coscienza civica e la formazione).
La Conferenza di Rio de Janeiro produsse un altro documento molto importante: la Dichiarazione di Rio. In questa dichiarazione vennero stabiliti 27 principi per la sostenibilità che conducono alle basi dei programmi di cooperazione internazionale. In altre parole, la Dichiarazione di Rio stabilisce un piano per raggiungere un futuro sostenibile, mentre l’Agenda 21 fornisce un programma di orientamento per la sua interpretazione.

Educare ai valori
In tutta questa storia l’educazione ambientale si presenta come un processo dinamico, permanente e partecipativo di spiegazione dei valori, formazione sia dei concetti sia delle competenze che generano atteggiamenti di difesa, preservazione e sviluppo dell’ambiente. In questa prospettiva l’educazione deve essere considerata come uno strumento da usarsi per modificare i valori, le mentalità e gli atteggiamenti in modo da spingere le coscienze degli individui verso un interessamento per i problemi ambientali. Allo stesso tempo l’educazione ambientale presuppone come compito prioritario la sensibilizzazione di molti settori della società civile, essendo questa necessaria per la formazione individuale di ciascun cittadino e per la conoscenza e interiorizzazione dei valori ambientali. “Questo processo deve assumere una dimensione continua di educazione permanente, scegliendo inoltre una vocazione interdisciplinare, dove però la biologia mantenga un importante ruolo strutturale” (Morgado et al 2001).

Le caratteristiche dell’educazione ambientale
È evidente che sin dalla prima formulazione l’educazione ambientale si sviluppò in termini sia di approccio sia di paradigma, e per questa sua caratteristica è cambiata costantemente nel tempo.
Infatti l’educazione ambientale non insegue solo l’acquisizione di contenuti e conoscenze rispetto all’ambiente, ma principalmente la modificazione di comportamenti e attitudini orientate verso un’effettiva risoluzione dei problemi ambientali. In questo modo non c’è pretesa da parte dell’educazione ambientale di configurarsi come una nuova disciplina o costituire una nuova materia di studio, ma al contrario può lei stessa risultare un utile supporto in molteplici discipline, proponendo un nuovo approccio interdisciplinare. L’inclusione della variabile ambiente non significa che tutte le informazioni si riversino in una sola disciplina, ma al contrario, suggerisce che tutte le informazioni possano inserirsi nel medesimo contesto o prospettiva.
L’interdisciplinarità mostrata dall’educazione ambientale dovrà privilegiare lo studio dell’ambiente che coinvolge l’individuo, con l’obiettivo di integrarlo all’interno della comunità e spingerlo a confrontarsi in prima persona con la soluzione dei problemi.
Definire i contenuti dell’educazione ambientale può risultare una questione complicata. Ciò perché l’ambiente stesso è un concetto ampio che abbraccia praticamente ogni cosa che ci circonda. Quando considerata nella sua interezza e in una prospettiva globale, l’educazione ambientale deve abbracciare tutti gli aspetti collegati con l’ambiente, dal selvaggio fino all’urbano.
Questa necessità costituisce al medesimo tempo un punto di forza ed un punto di debolezza: avere questo enorme potenziale di scelta per quanto concerne temi, strategie e approcci, può provocare una pericolosa perdita di identità. In questo modo può risultare arduo definire e delimitare le questioni e i contenuti che sono realmente essenziali, correndo così il rischio di perdere alcuni elementi strategici per lo sviluppo di un’educazione ambientale efficiente e consapevole.

L’alfabetizzazione ambientale
Stando a quanto affermato dal NAAEE (2002) la finalità dell’educazione ambientale risulta essere la formazione di cittadini con una coscienza ambientale chiara e matura e tutte le azioni di educazione ambientale devono andare verso la coscientizzazione dei problemi ambientali. Ciò dovrebbe preparare gli individui a lavorare cooperativamente in gruppi nell’intenzione di prendere decisioni consapevoli rispetto all’ambiente.
“L’alfabetizzazione ambientale” include allora non solo dati conoscitivi, ma soprattutto una consapevolezza e un atteggiamento di rispetto nei confronti dell’ambiente naturale e tutti i suoi componenti, nonché la preoccupazione per le attività umane che causano o possono causare a questo, gravi danni. Si richiede agli individui non soltanto consapevolezza ma quasi una qualche forma di illuminazione sul funzionamento dei sistemi naturali, delle interrelazioni che all’interno di questi si producono, delle questioni e dei problemi dell’ambiente, e delle strategie e soluzioni disponibili per risolverle. Dunque, come anche il NAAEE (2002) ha rilevato, l’educazione ambientale include competenze quali l’analisi, l’interpretazione, la sintesi e la valutazione delle informazioni ambientali, lo sviluppo e l’implementazione di strategie individuali, la capacità di prendere decisioni rispetto a problematiche ambientali, l’elaborazione di metodologie per la misurazione dell’impatto ambientale delle azioni umane. Questo implica anche una componente di responsabilità e motivazione personale per impegnarsi sia individualmente sia collettivamente nella risoluzione dei problemi ambientali.
“L’alfabetizzazione ambientale” include azioni che vanno dalla piccola modificazione del modo di pensare del singolo individuo rispetto al suo modo di agire, fino all’ambito della collettività. Esistono differenti tipologie di azioni ambientalmente responsabili, dalla semplice e quotidiana raccolta differenziata fino all’azione politica organizzata.
Le azioni dell’educazione ambientale devono sviluppare individui alfabetizzati da un punto di vista ambientale generando conoscenze fondamentali come la conoscenza di che cos’è e come funziona un ecosistema, la valorizzazione degli ecosistemi e di come gli uomini li hanno modificati, la responsabilizzazione nell’uso delle risorse naturali e gli impatti causati dalla loro uso, l’interesse per la risoluzione dei problemi ambientali, lo sforzo di applicare un’etica sostenibile per il Pianeta, lo sviluppo di atteggiamenti e pratiche che mostrino rispetto per la Terra e il genere umano. In questo modo si ritiene che oltre a tutti questi aspetti, l’individuo ambientalmente alfabetizzato sia un cittadino che ha coscienza dei suoi diritti e dei suoi doveri, capace di comprendere le idee, i principi e le pratiche per  un ambiente valorizzato e difeso nell’interesse di tutti.

Torna all'elenco
 
 
Allegati
 
Art. Eco