RELAZIONE INTRODUTTIVA
Signore e signori
1. Ringraziamenti.
Innanzitutto, un ringraziamento a quanti hanno permesso lo svolgimento di questo congresso:
- Le amministrazioni pubbliche di questo territorio (la Regione, la Provincia, la Città di Torino) che hanno subito accolto con entusiasmo e convinzione la proposta di ospitare in Italia, qui a Torino, il 3rd WEEC e il Segretariato Permanente Internazionale dei congressi mondiali e che ci hanno permesso di cominciare a lavorare già il giorno dopo il Primo congresso di Espinho, nel 2003, di scegliere la sede congressuale, di avviare la macchina organizzativa, di costruire il sito web e di cominciare a tenere contatti un po' con tutti voi nel mondo.
- I ministeri italiani che hanno dato il loro patrocinio e il Governo che è presente qui con due sottosegretari.
- Le Regioni e le Province autonome italiane che sono presenti qui quasi al completo e che hanno anch’esse sostenuto finanziariamente il congresso in misura considerevole, in particolare gemellandosi con molti paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina e sostenendone la partecipazione.
- Le Regioni e le Province autonome in cui è divisa amministrativamente l’Italia hanno convocato qui a Torino, durante il nostro congresso, anche un Forum nazionale del sistema italiano di informazione, formazione e educazione ambientale. Le ringraziamo anche di questo, per avere fatto coincidere con l’incontro internazionale di Torino anche il primo grande appuntamento nazionale dopo cinque anni. E un grazie alle Province e alle altre amministrazioni del Piemonte (che è la regione in cui ci troviamo) e di altre parti d’Italia, le Agenzie di protezione ambientale italiane, a livello nazionale, regionale e delle province autonome, presenti qui numerose.
- Le due grandi fondazioni locali, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT per il generoso contributo finanziario.
- Le numerose organizzazioni delle Nazioni Unite che oltre al loro patrocinio hanno portato qui la loro competenza.
- Il Parlamento europeo.
- Le organizzazioni, le imprese, le associazioni ambientaliste e tutti quanti in varia misura hanno contribuito allo svolgimento di questo congresso, con la diffusione dell’informazione, con la partecipazione diretta, con contributi e servizi.
- Grazie quindi agli sponsor, alle aziende torinesi di servizi, a Cinemambiente, all’Ufficio scolastico regionale del MIUR e a tanti altri, tra cui l’ETF e centro internazionale di formazione dell’ILO-Organizzazione internazionale del lavoro, l’Università di Torino e il Politecnico, i musei, gli ecomusei, i parchi, l’Università di scienze gastronomiche e Slow Food, le aziende agricole tutti hanno collaborato in vari modi e hanno aperto le loro porte per il programma di visite e incontri sul territorio di mercoledì 5 pomeriggio.
- Un ringraziamento speciale all’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Piemonte, che ci ha aiutato a misurare le emissioni di gas climalteranti prodotte dal congresso e a cercare caso per caso le soluzioni più adatte per ridurre l’impronta ecologica di questo evento.
- Tutte le altre istituzioni scientifiche, gli enti e le organizzazioni che hanno dato il loro patrocinio o la loro adesione al congresso.
- Trovate il loro elenco completo, che mi sarebbe impossibile fare qui e che è in continuo aggiornamento sul sito web, sul retro del programma e lo troverete, definitivo, sugli atti del Congresso: si tratta, come potete vedere, di molte organizzazioni e istituzioni internazionali, europee, italiane.
- Un ringraziamento, mi sia consentito, a tutti quanti hanno lavorato, negli ultimi due anni, all’organizzazione del congresso. Non tutto sarà perfetto, perché l’impresa era veramente enorme e perché la perfezione non fa parte delle cose umane. Vi preghiamo quindi di scusarci e di comprenderci per ogni inconveniente che vi sia capitato o che vi potrà capitare e sappiate che abbiamo fatto ogni sforzo perché accadessero meno inconvenienti possibile.
- Grazie dunque ai dirigenti e ai funzionari degli enti del Comitato Organizzatore, coordinati da Carlo Bonzanino, perché si sono prodigati con solerzia e competenza per superare ogni difficoltà e per consentire alla segreteria di lavorare nel modo migliore.
- Grazie alle decine di collaboratori dell’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro che hanno superato con animo sereno gli ostacoli piccoli e grandi e i momenti di scoramento di oltre due anni di impegno continuo e serrato e grazie agli oltre centoventi volontari e volontarie che ci hanno affiancato in questi giorni, come gli studenti degli Istituti Boselli di Torino e Bobbio di Carmagnola, la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori Vittoria di Torino, le Guardie Ecologiche Volontarie della Provincia di Torino, i giovani dell’associazione ACMOS, gli studenti universitari del DAMS dell’Università di Torino e molti altri, che si sono, letteralmente, rimboccati le maniche…
- Anche grazie ai volontari, ad esempio, troverete tra noi persone che parlano la vostra lingua: la ricchezza di una società multiculturale, l’avere tra noi persone venute e vivere, studiare e lavorare a orino da tanti Paesi ci ha aiutato anche in questo.
- La candidatura ad ospitare qui il congresso ha radici lontane, nasce da una lunga storia di impegno dell’Istituzione che io rappresento, fondata nel 1982, e della rivista italiana non profit dell’educazione ambientale, “.eco”, fondata nel 1989.
- Ma un grazie particolare va, ancora, all’amico architetto Alfredo Cammara, del nostro Comitato scientifico, al quale l’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro deve la prima proposta di candidarci ad ospitare il congresso che ora stiamo inaugurando, e a Carla Calcagno, presidente del Comitato scientifico dell’Istituto, che ci ha guidato con saggezza.
- Grazie, infine, a tutti voi che siete qui e che con la vostra numerosa presenza date senso al nostro sforzo.
- Grazie per essere venuti, per i sacrifici che molti di voi hanno fatto per essere oggi qui da ogni angolo del pianeta, questo pianeta bello e fragile che con la nostra azione educativa vogliamo contribuire a difendere. Molti di voi vengono da molto lontano. Molti di voi vengono da paesi che attraversano gravi difficoltà, che sono magari attraversati da guerre e tensioni o che ne sono appena usciti. Avete affrontato un lungo viaggio, ostacoli burocratici, costi non indifferenti. L’informazione vi ha dovuto raggiungere (e il vostro numero è il segno che ci siamo riusciti), avete dovuto magari capire la comunicazione in una lingua non vostra, valutare l’interesse dell’evento, trovare i fondi, avere il visto. Recentemente, tra l’altro l’aumento di costi e gli atti di terrorismo hanno innalzato ancora la barriere che persistono tra i popoli.
- Ma ci siete riusciti, ed ora siamo tutti qui, per lavorare insieme ad un mondo più sicuro e con meno barriere.
- In tantissimi avete preparato degli interventi o dei posters. Grazie anche per questo impegno e per l’impegno che metterete in questi giorni nel seguire i lavori e contribuire al progresso dell’educazione ambientale nel mondo.
2. Gli obiettivi e i nodi
Come avrete oramai capito, questo congresso è il frutto di un duplice sforzo e di due obiettivi:
- Da una parte quello di avere un’ampia rappresentanza geografica: lo sforzo è stato ricompensato. In questo momento abbiamo circa 3.500 partecipanti da 115 paesi e altri se ne aggiungeranno nei prossimi giorni.
- Dall’altra parte, quello di fare vedere come l’EA riguardi tutti e non solo una stretta cerchia di addetti ai lavori. Anche questo obiettivo è stato raggiunto. Tra i partecipanti, i presentatori di papers e posters, le chairpersons e i rapporteurs, vi sono infatti moltissimi che provengono dal mondo accademico (circa il 22 per cento), ma anche dalle associazioni, dalle agenzie delle Nazioni Unite, da amministrazioni pubbliche, da istituzioni internazionali, europee o nazionali, dai mass media, dal mondo dell’economia e del lavoro (sia sindacati sia imprese), ecc.
- La ricerca e l’innovazione su basi scientifiche sono infatti fondamentali per l’educazione ambientale, che se riguarda tutti però non si improvvisa. Sono dunque essenziali il confronto tra paradigmi e tra culture, il confronto tra buone teorie e tra buone pratiche, la contaminazione tra l’educazione ambientale e le tante 'buone educazioni” (alla pace, alla salute, interculturale, etc.), rappresentate anche in questo congresso.
- Tutti noi siamo educatori, e dunque anche educatori ambientali, come genitori, come amministratori pubblici, come giornalisti o imprenditori, ecc. Ogni volta che ci si rivolge a qualcun altro, ad un pubblico, con le parole o con l’esempio, si svolge una funzione educativa, diretta o indiretta, esplicita o implicita, e dunque non solo quando teniamo una lezione o guidiamo un’attività didattica. Anche quando scriviamo una legge, un articolo o uno slogan pubblicitario, quando lavoriamo, quando facciamo delle scelte che pesano sul futuro, quando rispettiamo una norma o la violiamo, quando diamo un esempio positivo o negativo, quando abbiamo il coraggio di rinnovare o non, quando scegliamo tra un valore e un altro, quando con i nostri comportamenti mandiamo messaggi: ecco, noi incidiamo su un contesto, determiniamo il clima culturale di una organizzazione o di una intera comunità o del mondo intero, noi educhiamo o diseduchiamo.
Una domanda che qualche giornalista potrebbe porci, ma che in fondo è anche la domanda che aleggia su tutto il congresso, è “Cosa è e a cosa serve l’EA?”. La risposta, riassunta in uno slogan, potrebbe essere:
“L’EA significa cultura del cambiamento e strumenti culturali del cambiamento”.
Lavorare, e subito, al riassetto della Terra, dare più attenzione agli ecosistemi e alla biodiversità, dare ai 6 miliardi di persone una vita più pacifica, sicura e dignitosa, in breve: assicurare al pianeta e alle generazioni umane un futuro richiede un grande cambiamento culturale, perché non c’è problema o aspetto della nostra vita e della crisi del pianeta Terra che non metta in gioco valori, atteggiamenti, comportamenti. E culturali – e dunque educativi e formativi - sono gli strumenti del cambiamento ecologico, economico, sociale.
La migliore spiegazione pratica dello slogan potrebbe stare nelle cifre che vi ho appena fornito e nei titoli delle sessioni tematiche parallele.
1. In primo luogo, infatti, emerge una varietà culturale che l’educazione ambientale apprezza e vuole valorizzare. Sono qui presenti lingue, tradizioni, situazioni storiche, religiose, economiche e sociali differenti. Questo senz’altro è il primo valore aggiunto di un incontro su scala mondiale, come accade sempre in casi del genere, ma particolarmente importante per l’educazione ambientale, cui la diversità è, per così dire, “connaturata”. Siamo qui per imparare gli uni dagli altri. Sarà molto interessante scoprire grazie a testimonianze di prima mano cosa vuol dire educazione ambientale in ciascuno dei cinque continenti e all’interno di essi, dove le differenze sono grandi tanto quelle fra un continente e l’altro. Potremo così rispondere più precisamente alla domanda di quell’ipotetico amico giornalista di cui parlavo poco fa. Abbiamo qui i primi paesi nella classifica 2005 del Rapporto sullo sviluppo umano, pubblicato pochi giorni fa, paesi come la Norvegia o l’Australia, e paesi che versano in gravissime difficoltà, riflesse dalla posizione occupata nel rapporto, come il Niger, la Sierra Leone o il Burkina Faso. Che cosa significa “educazione ambientale” per loro? Penso che, pur basandosi tutti sugli stessi elementi concettuali ed etici, possano differire metodologie e azioni.
2. In secondo luogo, accanto alla varietà di appartenenze istituzionali o sociali, il semplice elenco delle dodici sessioni tematiche è la prova della trasversalità dell’educazione ambientale. Solo chi ignora questa trasversalità (e, direi, questa pervasività) dell’educazione ambientale può stupirsi di trovare un arco di argomenti che va dai saperi tradizionali, locali o indigeni all’arte, dalla mediazione dei conflitti all’economia, alla salute o all’agricoltura.
Naturalmente l’obiettivo finale di tutti gli sforzi che abbiamo fatto e che faremo in futuro è di fare progredire l’educazione ambientale nel mondo, cosa di cui c’è un enorme bisogno.
Per questo il congresso è, naturalmente, prima di tutto un congresso scientifico. L’originalità dell’educazione ambientale nasce, infatti, non solo o non tanto dalla sua apertura ad un vasto arco di argomenti. L’educazione ambientale si fonda sull’integrazione di elementi concettuali, etici, culturali e, beninteso, pedagogici “forti”. Il presupposto concettuale è la totale appartenenza degli esseri umani ad un sistema complesso che per brevità chiamiamo “natura”: economia e società non possono sottrarsi ai limiti imposti dalla legge dell’entropia e dalla finitezza della sfera terrestre. L’imperativo etico è quello della responsabilità. La cultura si apre ad una varietà di saperi, di cosmologie e di valori, per ritrovare il giusto equilibrio fra tradizione e progettazione del futuro, tra locale e globale, tra cultura “alta” e cultura materiale. Sul piano pedagogico, l’educazione ambientale diventa il perno di un riorientamento dei sistemi educativi basato su un’ecologia e una coerenza dei contenuti, dei metodi e degli ambienti di apprendimento e su obiettivi di trasformazione delle società umane.
L’educazione ambientale ha a che fare con la complessità e l’incertezza di un mondo instabile e mobile. Siamo, come dice il sociologo Zygmunt Baumann, in una “fase liquida della modernità”.
La scienza, per riprendere l’espressione di Funtowicz e Ravetz, è entrata nella sua epoca “Post-Normale”, sappiamo di non potere più essere padroni e signori della natura, se mai lo siamo stati. Sappiamo che abbiamo bisogno di nuovi strumenti intellettuali e di sostituire all’illusione della conquista e del controllo della Natura la capacità di adattarci e di coevolvere con l’insieme degli esseri viventi.
Portare la comprensione della complessità e dell’incertezza e favorire una buona convivenza con l’incertezza e con la complessità: questa è la grande sfida culturale dell’educazione ambientale.
Ci auguriamo dunque che questo congresso rappresenti una utile occasione di incontro, un veicolo di contaminazione tra culture e punti di vista, una occasione di apertura ad altri soggetti, ad altre realtà, a nuove prospettive, uno strumento di rafforzamento o di creazione di reti e di partenariati, un momento di confronto e di affinamento dei linguaggi. Che sia, insomma, una tappa di crescita sul piano scientifico e di sviluppo di nuovi campi di ricerca e sperimentazione e un volano di azione.
Sull’educazione ambientale, autorità, amici congressisti, signore e signori, c’è un consenso generale O forse devo cambiare il tono della mia voce e chiedere:
“Sull’educazione ambientale c’è un consenso generale?”
Probabilmente sì. Forse allora non è l’intonazione che deve essere cambiata, ma bisogna chiedere:
“C’è un reale consenso sulla necessità e sulla importanza dell’EA?”
Rimarrebbe, questo consenso, nel momento in cui l’EA mettesse davvero in discussione pigrizie, stereotipi, interessi?
Al termine, ormai imminente, del mio intervento introduttivo, prenderanno per primi la parola i rappresentanti delle principali istituzioni del mio Paese e del territorio ospitante.
Sarà la presidente Carla Calcagno a dare loro la parola.
A loro, in nome del Comitato scientifico del Congresso, mi permetto di chiedere di essere anche i primi a esprimere un impegno politico, lo stesso che chiediamo a tutti i “decisori” del mondo, presenti e assenti, e che le autorità qui presenti rappresentano, perché la ricerca e l’azione in educazione ambientale possano continuare a progredire.
Dobbiamo rafforzare gli strumenti dell’educazione, per dare un futuro alla Terra.
Grazie e buon lavoro a tutti.
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